Cosa vuol dire “Cringe”

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Un modo di dire inglese che si riferisce ad un frangente di disagio e imbarazzo. Questo termine “cringe” è stato inserito anche nelle Parole nuove dell‘Accademia della Crusca. Cringe si usa nel gerco comune, giovanile, nei social media (da Twitter a Instagram), perchè proprio lì è nato, ma piano piano si è fatto strada anche nella vita reale di tutti i giorni. Sempre tra i giovani.

Cringe: significato e Accademia della Crusca

cringe

Del termine “Cringe” si è occupata anche l’Accademia della Crusca. Sempre attenta alle nuove parole, ha dato una definizione precisa a questo parolone inglese, limitandone il significato a: “imbarazzante, detto di scene e comportamenti altrui che suscitano imbarazzo e disagio in chi le osserva”.

Una delle famose immagini che ben rappresentano una situazione Cringe è quella di Homer Simpson, celebre personaggio dell’omonimo cartone, che “scompare” dentro una siepe come se stesse “strisciando via” da una situazione decisamente imbarazzante. Chi osserva una “situazione cringe” prova disagio, imbarazzo e quindi “striscia via”, si allontana.

Storia della parole “Cringe”

La parola “cringe” in questo significato è stata usata per la prima volta nel 2012 su Twitter. Ma si è diffusa in modo virale solo nel 2020. Presente oltre 402.000 ricerche su Google e i suoi derivati sono cringissimo, cringiante, cringiare e cringiata.

Nell’autorevole dizionario inglese Urban dictionary, che cerca di districarsi spiegandoci le nuove parole dello slang inglese, la parola cringe viene riportata come: “when someone acts/ or is so embarrassing or awkward , it makes you feel extemely ashamed and/or embarrassed”.

L’equivalente italiano di Urban Dictionary, il dizionario Slengo riporta invece per la parola “cringe” la seguente definizione: “un momento, una frase, una scena, un meme o una persona che creano imbarazzo e un leggero disagio e imbarazzo in coloro che guardano o ascoltano”.

Un tempo per definire queste “scene imbarazzanti” si usavano parole più semplici come “che tristezza”, “povero”, o simili. Mentre oggi, complice l’uso dei social media di stampo anglosassone lo slang inglese si sta confermando idoneo alla rappresentazione di scene quotidiane di un certo tipo, anche in Italia.

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