Inflazione 2022: si chiude con un +8,1%

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Il 2022 si è chiuso con un inflazione del +8,1%, un aumento che non si vedeva dal 1985. L’aumento dei prezzi al consumo in quell’anno fu del +9,2% ma i tempi erano ben diversi.

L’aumento dei prezzi però è ampiamente legato al settore dell’energia che con il suo +50,9%  (era + 14,1% l’anno precedente) è andato poi ad influenzare, a cascata, tutti gli altri settori. Anche la speculazione ne ha approfittato e l’effetto “palla di neve” ha raggiunto tutta l’economia.

Inflazione 2022 a + 8,1%

Togliendo dal calcolo i beni energetici l’inflazione sarebbe comunque stata del 4,1%, ma l’influenza dei primi sul resto non può non essere tenuta in considerazione. Un esercizio di scorporo puramente statistico dunque.

Nel 2023 se i prezzi non dovessero aumentare resta comunque un effetto trascinamento, una crescita dei prezzi acquisita del 5,1%, difficile da contenere, anche se negli ultimi giorni il prezzo del gas è tornato su livelli pre-guerra e questo fa ben sperare.

Il dato dell’inflazione di dicembre 2022 resta comunque alto e parla di un +0,3% mensile e +11,6% annuale.

Ancora una volta a decretare il rallentamento della crescita inflazionistica sono i beni energetici che “rallentano” una crescita che resta comunque impressionante (+64,7%). A frenare la crescita sono anche i beni alimentari non lavorati che crescono meno del 10% mentre un mese prima erano al +11,4%, e poi frenano anche i trasporti da +6,8% a +6%. 

I beni alimentari, quelli che troviamo al supermercato, restano su una dinamica di crescita in calo dello 0,1% ma pur sempre facendo registrare un poderoso +12,6%.

Perchè conta?

Gli italiani in un solo hanno hanno perso oltre un decimo del potere d’acquisto del loro stipendio. L’intervento sull’adeguamento delle pensioni è un primo passo per alleviare gli effetti devastanti dell’inflazione sui redditi, ma ha penalizzato troppe fasce considerate “ricche” che però hanno sempre pagato i contributi previsti dalla legge. Una penalizzazione inopportuna che ha portato un risparmio di un paio di miliardi di euro alle casse dello Stato.

Le misure da prendere restano ancora molte. Sarebbe stato opportuno prorogare lo sconto sui carburanti ancora per qualche mese, almeno fino a marzo 2023, per garantire ai cittadini un po ‘di respiro almeno su un fronte di spesa.  

Restano poi da rinnovare tanti contratti collettivi, che vista l’inflazione ormai acquisita, devono essere rivisti al rialzo e non di poco. Per fare tutto ciò è però necessario avere un “sistema Paese” che funzioni e per questo si devono completare importanti riforme e dare una maggiore sicurezza e autonomia energetica all’Italia, con misure di lunga veduta. 

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