Inflazione non da tregua e Stiglitz (Nobel) avverte: Non si combatte con la loro cura da cavallo

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C’è un’inflazione che, come riporta l’Unione Nazionale Consumatori vede una famiglia italiana nel 2022 spendere 513 euro in più rispetto al 2021 con pane e cereali, pasta, farina e riso a prendersi il podio dei rincari più consistenti.

Le tasche degli italiani si svuotano per comprare pane e pasta che, in fin dei conti, fanno spendere 29 euro e 24 euro in più all’anno. Si, solo per queste due voci. Anche l’aumento del costo della verdura si traduce in  + 92 euro annuo a famiglia solo per questa voce. Le carine, che sono cresciute del 7,2% incidono sulla crescita con un +87 euro annui.

La lista dei beni alimentari e non il cui prezzo è aumentato nel corso del 2022 è ancora più lunga e, quasi sempre, si tratta di aumenti percentuali a doppia cifra. Roba che non si vedeva dagli anni 80.

Ma cosa dicono gli esperti?

Il Nobel Stiglitz, in un’intervista comparsa su Repubblica, come abituato ormai da tempo, è una voce critica sopratutto nei confronti delle Banche Centrali di tutto il mondo occidentale. La FED, la BCE e ora anche la BoJ giapponese si sono tutte precipitate ad aumentare i tassi, facendo aumentare il costo del denaro per “raffreddare” l’economia producendo solo una frenata del ritrmo di crescita del pil, con probabile recessione nel 2023 e milioni di nuovi disoccupati. Le Big Tech ne sanno qualcosa.

Ma tutto ciò poteva essere evitato? L’inflazione a dicembre ha iniziato per la prima volta da quando è partita questa corsa al rialzo dei prezzi a non crescere ulteriormente. Siamo sempre intorno al +1’% ma la dinamica non è più di crescita esponenziale. I prezzi energetici hanno ripiegato, soprattutto il gas, su livelli che non si vedevano da prima della guerra in Ucraina.

Le Banche Centrali secondo Stiglitz hanno sbagliato fin dall’inizio su tutta la linea. Prima non hanno visto l’inflazione arrivare, poi si sono precipitati a dare questa “cura da cavallo” con aumenti dei tassi poderosi quando ormai l’inflazione ha già preso una dinamica di “calo naturale”. Andando a creare disoccupati e recessione inutilmente, visto che a questo punto sarebbe bastato aspettare 2-3 anni senza creare un calo del Pil e l’inflazione sarebbe tornata sui suoi passi.

Le cause infatti non sono da eccesso di domanda, secondo Stiglitz ma da eccesso di offerte. “…l’inflazione è da offerta, non da domanda. Sbagliato combatterla con gli aumenti dei tassi, che hanno solo l’effetto di rendere più complicati gli investimenti delle aziende che sarebbero vitali. Più che il Pil a preoccupare è il tasso di disoccupazione che aumenta“.

Qual’è la vera causa e la soluzione quindi? Sempre secondo Stiglitz su Repubblica per capire le cause dell’inflazione “sono state determinanti le strozzature nella catena delle forniture in tutto il mondo, specialmente a Oriente, coincidenti con la ripresa dalla pandemia. Ma quelle sì che erano palesemente transitorie. Del resto un avvenimento di tale magnitudine era inevitabile che causasse conseguenze macro di proporzioni epocali. Queste strozzature si stanno risolvendo, con meno freni dovuti ai tassi la domanda aggregata potrebbe essere molto più forte.”

Insomma, prima è esplosa la domanda post-covid. Tutti hanno ripreso a consumare e si sono creati dei “blocchi” nei porti di tutto il mondo specie in California e in Asia (fabbrica del mondo), tanto che persino i chip per fare le automobili non arrivavano più. Questo fenomeno, incontrollabile dalle Banche Centrali ma forse un po di più dalla politica, ha determinato una carenza di offerta che ha determinato un aumento vertiginoso dei prezzi. A quel punto è arrivata la guerra in Ucraina che ha fatto aumentare i prezzi energetici e la tempesta perfetta si è materializzata.

Adesso le catene di fornitura stanno lentamente tornando alla totale normalità, quindi un fatto inflattivo viene automaticamente meno. Resta la guerra in Ucraina che influenza i prezzi energetici e solo quando anch’essa sarà finita si potrà tornare alla normalità anche sui prezzi energetici. 

Quindi, alla luce di tutto ciò, a cosa servono gli aumenti dei tassi delle Banche Centrali? A niente, se non a creare un rallentamento dell’economia reale e a mettere sulla strada migliaia di lavoratori europei e (forse)  americani, stritolati da inflazione, recessione (taglio degli investimenti e dei consumi) e conseguente disoccupazione. Un mix economicamente letale, che le Banche Centrali, dove lavorerebbero i migliori esperti economici del mondo, non solo non hanno visto ma non fanno niente per evitarlo. 

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